Emigrazione giovanile

Da un po’ di anni a questa parte stiamo assistendo a un tasso di emigrazione giovanile crescente e molto preoccupante. Questo fenomeno è stato definito “un’emorragia“ che sta generando una grande perdita di capitale umano, calcolata in 14 miliardi di euro, che equivale un punto di PIL l’anno. Secondo Confindustria questo problema va affrontato urgentemente.

Perché si sta diffondendo a macchia d’olio questo inconveniente? Per una ricerca di una migliore prospettiva di vita, di un salario più cospicuo o semplicemente una fuga da un paese che non soddisfa più, sotto vari aspetti?

Com’è accaduto anni fa per i nostri nonni, i nuovi emigranti partono alla ricerca di un’occupazione. Abbiamo molto sentito parlare di cervelli in fuga, ma non sono solo questi purtroppo.

Oltre ai laureati in cerca di una meritocrazia e una retribuzione migliore e ai giovani che vogliono provare nuove esperienze nelle metropoli europee, aumentano i trasferimenti dei lavoratori con bassa scolarizzazione o per nulla qualificati che, al loro arrivo nelle nuove città, purtroppo vengono anche sfruttati spesso da altri nostri connazionali.

La maggior parte dei giovani sceglie come meta l’Europa, Berlino, Londra, Parigi, Barcellona sono le città preferite. Gran parte dei flussi non parte più solo dalle zone meridionali, anzi sono maggiormente i giovani settentrionali a voler espatriare.

Cosa si sta facendo per emarginare questa perdita?

Si parla tanto di paese in crisi, e allora perché gli italiani vanno via e arrivano tanti immigrati?

E ancora, i nostri giovani troveranno veramente in queste città Europee ciò che desiderano o si trovano poi a scontrarsi con realtà per nulla piacevole?